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MISTER RICCI: “LE MIE GIOIE INDIMENTICABILI”

Lunga intervista con l'ex tecnico di Montesilvano e Real Rieti

Antonio Ricci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mister Antonio Ricci, tanti anni a Montesilvano non si dimenticano.

Il Montesilvano quest’anno compie 30 anni di storia di calcio a 5 (e non è poco).

Io ho avuto la fortuna di partecipare e condividere la gioia di vittorie indimenticabili, una su tutte la Futsal Cup nel 2011, con persone uniche in questo mondo del futsal.

Quali i momenti più emozionanti?

Ci sono stati infiniti momenti indimenticabili, ma spesso ci dimentichiamo che le società sono fatte di persone con le quali condividi sentimenti, ed allora mi piacerebbe raccontare e soffermarmi alle emozioni che mi hanno regalato gli sguardi, gli abbracci, le parole dette con il cuore dei dirigenti, giocatori e dello staff tecnico sia nei momenti belli che in quelli difficili, ma ci vorrebbe un mese intero di racconti.

Rimpianti?

A livello personale non ho rimpianti perché ho fatto il mio lavoro sempre al massimo, nel rispetto di tutti sia nei 2 anni da vice allenatore che nei 2 anni da primo allenatore.

Certo negli ultimi 2 anni di Montesilvano andare vicino a raggiungere risultati importanti sfumati spesso ai rigori come negli ultimi 2 anni uscire dalla coppa Italia sempre in semifinale ai rigori (asti2012/luparense2013 poi vincenti del trofeo), nel 2011 all’elite round di futsal cup a padova in 3 partite senza mai essere sconfitti e nelle semifinale scudetto del 2012 con la luparense poi vittoriosa a gare 3 mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

A livello sentimentale il maggior rimpianto è stato quello di non aver avuto la necessaria lucidità per vestire ancora una volta la tuta del Montesilvano perché la serie B di quest’anno non cancella la gloria di questa Società.

Come giudichi l’esperienza nel Real Rieti?

Giudico positiva l’esperienza.

Ovviamente c’è molto rammarico in me per come sono andate le cose ed ormai troppo tardi per cercare di trovare i motivi del matrimonio non riuscito.

Il Real Rieti ed io abbiamo iniziato a lavorare insieme da giugno per costruire le basi solide per un campionato che appagasse le aspettative di entrambi, ma è evidente che qualcosa non è andata come ci aspettavamo.

Quando ci si mette in gioco si perde e si vince e si commettono errori e credo nella mia onestà nel dire che abbiamo fatto entrambi delle valutazioni sbagliate.

Con questa esperienza ho avuto la possibilità di sperimentare l'errore che credo rappresenti un passaggio fondamentale per la crescita e così la prossima volta saprò come affrontarlo senza tragedie o debolezze.

Di buono sono rimasti intatti i rapporti di stima con il Presidente al quale auguro di raggiungere presto i risultati per i quali lavora con grande sacrificio tutti i giorni.

Com’ è cambiata la serie A? Il tuo giudizio tecnico-tattico sull’attuale calcio a 5?

L’attuale situazione economico/finanziaria che viviamo naturalmente si riflette anche sul nostro amato movimento.

A qualcuno potrebbe sembrare che i vertici della nostra Divisione subiscono questo momento, ma posso dire che invece stanno lavorando in simbiosi con tutte le società per cercare di migliorare sempre di più.

La vittoria dell’Europeo non è un caso e da questo dobbiamo ripartire.

Il campionato di serie A a 10 squadre ha avuto un effetto spettacolare, ogni gara è sempre stata giocata come se fosse una finale regalando a tutti gli appassionati e tifosi delle grandi e belle emozioni.

L’augurio è però di rivedere una serie A almeno a 12 squadre competitive e qualche giocatore giovane nuovo.

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico/tattico del nostro campionato di serie A, devo dire che abbiamo visto squadre con un alto livello di tasso tecnico e la forte competizione ha fatto vedere anche buona un’evoluzione tattica.

Potrei divertirmi anche io a dire quali colleghi allenatori rappresentano tatticamente  il futuro del nostro calcio a 5 o che sono l’espressione della “rivoluzione tattica”, ma farei un torto a chi mi ha preceduto in questi giudizi. In generale però ho notato una forte attenzione da parte di molti alla cura della fase difensiva ed alle giocate delle palle ferme spesso determinanti in questo campionato.

La Nazionale italiana è composta per gran parte da giocatori naturalizzati, sei favorevole a questa politica o preferiresti vedere una nazionale composta interamente da giocatori nati in Italia?

Questa è la domanda del secolo che ha sempre animato lo spirito nazionalista degli addetti ai lavori e degli appassionati. Io ritengo che sia giusto così come è composta la Nazionale.

Sono stato in Belgio durante il campionato Europeo e sono stato fiero dei giocatori italiani e con italiani intendo dire TUTTI che ci hanno rappresentato e fatto vincere.

Provate a domandare a Marcio Forte quanto ha sentito quella maglietta azzurra e quella fascia da Capitano.

Oltretutto negli ultimi anni c’è stata un’evoluzione grazie a Roberto Menichelli ed alla Divisione portando sempre più giocatori nati in Italia arrivando anche a vincere.

Ma perché privarsi di giocatori che “legalmente” sono italiani oltretutto se animati da quello spirito di appartenenza che hanno dimostrato.

Qualcuno vorrebbe la botte piena e la moglie ubriaca.

Il futuro di mister Ricci?                                                         

Qualcuno ha deciso di  “freezarmi” per qualche mese dopo 12 stagioni di campionati (di cui 7 in serie A) continui. In questo periodo ho continuato ad analizzare un’infinità di partite del nostro campionato e di altri campionati stranieri, ho vissuto ansie immedesimandomi a molti miei colleghi prima di ogni gara.

Qualcuno di loro mi ha fatto continuare a sentirmi “vivo” continuando a confrontarci. Ringrazio in modo particolare, l’ormai considerato appartenente al vecchio da rottamare, ma sempre stravincente amico Fulvio Colini con il quale ho avuto un confronto giornaliero. Naturalmente soffro a stare lontano dai campi, in maniera particolare dai campi di allenamento, dall’applicazione giornaliera per una passione infinita.

Anche se questo è un mondo che spesso dimentica in fretta, non sono caduto nella tentazione di mettermi sul mercato e vendermi ai presidenti, direttori sportivi o a qualche agente perché ho rispetto dei miei colleghi che stanno lavorando perché non ho condiviso chi prima di me si è comportato così.

Non amo scrivere su social network  ovvietà per vendermi a qualche “mi piace” giusto per farmi “ricordare”.

Chi mi conosce sa quello che merito e quanto sono appassionato di questo lavoro e spero di ritrovare una panchina che mi faccia rivivere le emozioni degli ultimi 12 anni e condividere un obiettivo sportivo con la lealtà che contraddistingue gli uomini veri.

Un sogno ce l’ho e spero che presto si avveri…

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