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CARLO DE SANDOLI: “BLINDIAMO IL NOSTRO AMATO FUTSAL”

Carlo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ciao Carlo, come sta cambiando il calcio a 5 negli anni? Quali le maggiori differenze?

Il Calcio a 5 sta registrando un aumento esponenziale di interesse, grazie anche alle scelte mirate della Divisione e alla passione dei tanti addetti ai lavori. La nostra è una famiglia sempre più numerosa e compatta: i social network e i vari siti sono stati fondamentali per creare quella ‘cultura Futsal’ che oggi ci contraddistingue, come un senso di appartenenza che ci unisce. Ma è solo il primo passo, la strada verso la ‘professionalizzazione’ del Calcio a 5 è ancora molto lunga. Se penso a cosa eravamo dieci anni fa, comunque, non posso che essere soddisfatto ed orgoglioso: nel mio piccolo ho sempre cercato di far capire a tutti che siamo differenti, e credo di esserci riuscito. Il mio personale obiettivo è quello di arrivare, un giorno (entro trenta anni), ai livelli del Basket Italiano: pulito, sano, divertente e sempre più seguito. La strada è quella: ora spetta a tutti noi condurre il Futsal in quella direzione, e distanziarlo sempre più dal Calcio. Gli aspetti negativi sono ancora tanti: una società che vince lo Scudetto non può l’anno successivo scomparire e presentarsi in campo con la Juniores. Oppure la ‘selvaggia’ pratica dei ripescaggi: non esiste, non deve esistere. Spesso ho letto di società che dai playout di C1 si sono ritrovate in Serie B: un anno di Futsal gettato al vento… questa prassi prima la eliminiamo meglio sarà. Servono, poi, maggiori garanzie per calcettisti e dirigenti che lavorano per le Società: ancora oggi ne sentiamo troppe di ragazzi che avanzano mesi di lavoro. Chi non paga non può arrogarsi il diritto di mandare tutti a casa e, nel frattempo, continuare come se nulla fosse. Dobbiamo blindare il Futsal: questa gente non ci serve. 

Come giudichi questi primi movimenti di mercato per la stagione 2014/2015?

Il FutsalMercato – termine che, tra l’altro, coniai per primo – è in una fase ancora criptica: nessuno, al momento, vuole e può sbilanciarsi. Prima bisognerà capire quante squadre saranno ammesse in Serie A e se e come cambieranno le regole sugli italiani. I primi movimenti, comunque, sono stati abbastanza significativi. Patriarca, Colini e Musti a quanto pare siederanno sulle panchine di Rieti, Pescara e Luparense: w il ‘made in Italy’. Non potremo più ammirare dal vivo il nostro Capitano Gabriel Lima, ma El Pozo Murcia era un’occasione troppo importante. Ci sono ancora tanti calcettisti ambitissimi in cerca di sistemazione: come dicevo prima è troppo presto per fare il punto della situazione. Non ci resta che aspettare ancora qualche giorno: ai primi di Luglio il quadro sarà già molto più chiaro. Nel Femminile – anche in questo caso grande merito della Divisione per aver creato una ‘famiglia’ sempre più numerosa e compatta – non si potrà parlare di vero mercato sino al giorno in cui sarà creata una Serie A d’Elite. Le società che possono investire sono poche, le altre stanno cercando di sfornare quante più giovani calcettiste possono. Strada giustissima: non ha senso creare una Serie A a numero chiuso – magari limitata alle sole straniere – se prima non conosciamo tutte le calcettiste italiane. Questa fase ‘interregionale’ è stata fondamentale proprio per questo: entro un paio di anni ne raccoglieremo i frutti.   

Come pensi sarà strutturata la prossima stagione di serie A e di serie A2?

Sinceramente non ho idea di come saranno strutturati i prossimi Campionati: si parla di una Serie A a 12 o 14 squadre. Preferirei di gran lunga la seconda ipotesi ma pare improbabile. La mia speranza è quella di non assistere più (mai più) a scene come quelle di questi ultimi anni: basta una sola squadra che si ridimensiona e a pagarne le conseguenze siamo tutti. I campionati falsati non fanno bene a nessuno. Siamo nella fase in cui bisogna raccogliere quanto seminato in precedenza: la vittoria degli Europei è stata fondamentale per creare maggior interesse ma, come diceva Gabriel Lima, ora spetta alla Divisione intervenire e rendere il Futsal uno Sport ‘professionale’. La palla passa a loro. Le prossime scelte saranno fondamentali per il nostro futuro: in questo preciso momento storico si decideranno le sorti del Futsal italiano. Bisogna continuare a premere sul senso di appartenenza al Futsal, puntare sui giovani, permettere alle società di ‘farsi una storia’ ed evitare il più possibile le società fantasma. Cito Damiano Basile, della Ternana Femminile: “…il futsal deve ottenere stabilità, questo significa avere delle società che possano permettere allo spettatore o al tifosi di riconoscersi. Se continueremo ad avere società che spariscono ogni due o tre anni non si arriverà mai a una stabilità”. Ecco, appunto.  

Cosa ti aspetta dopo l’esperienza alla Fovea Foggia?

Lo scorso anno ho ricoperto il ruolo di Direttore Sportivo della Fovea Foggia, femminile pugliese. Fui contattato tardi, quando ormai il mercato era fatto e offriva pochissimo. Le riconfermate della stagione precedente erano solo tre, l’obiettivo era vincere il Campionato e avevo a disposizione un budget nettamente inferiore alle altre squadre della mia regione. Un gran bel casino, ma con un pizzico di fortuna mettemmo su uno squadrone incredibile. In primis la mancata iscrizione del Torremaggiore ci permise di unire le forze. In meno di due settimane avevamo completato la Rosa, e già dai primi giorni del ritiro ero convintissimo che quel Campionato l’avremmo stravinto (ve lo può confermare il Preparatore Atletico). Così fu. 16 partite disputate, 15 vittorie, 1 solo pareggio, 0 sconfitte, 143 gol fatti, 20 subiti e solo due ammonizioni in tutta la Stagione. Perdemmo la finalissima contro il Fasano all’ultimo minuto: rigore sbagliato nostro, eurogol loro. Non meritavamo, ma questo è lo Sport. Poi le ‘terribili satanelle’ si rifecero nel triangolare per la promozione in Serie A. E’ stata un’avventura davvero entusiasmante. Ora le nostre strade si sono separate, ma porterò sempre con me questa incredibile esperienza. Cosa mi aspetta in futuro sinceramente non so. Al momento sono senza squadra, solo un paio di contatti poco convinti e nulla più. Purtroppo, la mia idea di Futsal è molto rigida. Questo significa che prima di accettare un progetto nuovo deve convincermi al 110%. Quasi impossibile. Non mi muovo mai per caso, senza prima averci ragionato su cento volte. Il Calcio a 5, come qualsiasi altro Sport, è fatto di tasselli che devono essere incastrati alla perfezione: ne basta uno difettoso per rovinare tutto. Sono molto esigente, poco duttile, ma sono fatto così e mi sta benissimo.

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